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Enrico·rubbo.li

Tech · Longevity · Mercati · Opinioni Enrico Rubboli, propr. Dubai, UAE
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essay May 5, 2026 4 min

Sicuri di default

L’hardware wallet appoggiato sul tavolo era giallo. Non nero, come la quasi totalità di quelli venduti in quell’anno: lo avevo ordinato di quel colore di proposito. Chiunque avesse trascorso le settimane precedenti a osservarmi, di persona o tramite una telecamera, si sarebbe preparato per un dispositivo nero.

L’incontro si teneva a Milano, a un piano diverso rispetto a quello indicato nell’invito sul calendario. Quattordici minuti prima dell’inizio previsto, l’avvocato inviò un messaggio vocale su WhatsApp per comunicare il cambio di stanza. Stesso edificio, piano differente. Ero stato io a chiedergli di procedere in quel modo: a quell’ora precisa, con la sua voce e dal suo numero personale. La nuova stanza era pulita. In quella vecchia, se mai qualcuno vi avesse piazzato delle telecamere in anticipo, per tutto il resto del pomeriggio non si sarebbe visto altro che un tavolo vuoto.

Nel momento in cui il dispositivo venne estratto dalla confezione, entrambe le parti firmarono una striscia di nastro adesivo di carta e la applicarono lungo la fessura di chiusura. Una volta inizializzato il seed, chiunque avesse in seguito chiesto di poter “fare solo un ultimo controllo” sul dispositivo, per riuscirci avrebbe dovuto spezzare la firma.

Nulla di tutto ciò fu dettato dall’istinto: si trattava di una procedura rigorosamente pianificata. Il colore giallo, il cambio di piano all’ultimo minuto, il nastro adesivo e persino l’ordine in cui il dispositivo doveva essere toccato, erano stati stabiliti settimane prima. Ciascun dettaglio serviva a vanificare le certezze su cui un aggressore competente avrebbe altrimenti fatto affidamento, e l’adozione di ciascuna di queste contromisure aveva avuto un costo pressoché nullo.

È proprio di questo che tratta il libro.

Lo sto scrivendo in questo periodo. Il titolo provvisorio è Safe by Default; i capitoli e gli estratti verranno pubblicati su questo sito man mano che saranno pronti. La tesi di fondo può essere riassunta in una sola riga.

Adottare la sicurezza come impostazione predefinita, in un mondo in cui gli aggressori contano sulla nostra predilezione per la comodità.

Non si tratta di una lista di controllo. Ne esistono già a sufficienza e, nella maggior parte dei casi, invecchiano male nel giro di un anno. Non è nemmeno un testo dedicato alla crittografia o agli zero-day, per quanto entrambi gli argomenti troveranno spazio quando necessario. È, piuttosto, un libro su come riconoscere un attacco mentre è ancora in fase di preparazione e su come predisporre le cose affinché tale preparazione diventi un’operazione costosa per chi la tenta.

L’intera opera è attraversata da tre concetti fondamentali. Il primo è la distinzione tra teatro della sicurezza (rituali che trasmettono un senso di protezione ma non ottengono alcun risultato reale) e meccanismo di sicurezza (un elemento in grado di limitare concretamente il raggio d’azione di un aggressore). Il secondo è l’asimmetria informativa: all’inizio di qualsiasi attacco, chi colpisce possiede molte più informazioni rispetto a chi subisce, e il compito del difensore è proprio quello di ribaltare tale squilibrio. Il terzo concetto è preso in prestito dalle arti marziali, un ambito che si rivela dotato di un linguaggio sorprendentemente limpido per descrivere idee che, nella maggior parte della letteratura sulla sicurezza, vengono coniate da zero.

Il lettore ideale a cui mi rivolgo è una persona curiosa, ma non necessariamente un tecnico di professione. Qualcuno che si è reso conto di come la maggior parte dei consigli sulla sicurezza risulti spesso paternalistica o del tutto impenetrabile, e che desidera avere a disposizione una terza opzione.

Il primo estratto completo verrà pubblicato a breve: si tratta del capitolo che vede protagonista proprio il Ledger giallo.